Sfide scientifiche

Microsoft ha raccontato Majorana come una scorciatoia verso il computer quantistico davvero utile: non un prototipo da laboratorio buono per dimostrazioni limitate, ma una tecnologia capace di accorciare i tempi computazionali, almeno per elaborazioni specifiche, da “decenni” ad “anni”. È una promessa enorme, forse una delle più ambiziose mai associate al quantum computing. Proprio per questo la critica pubblicata dalla rivista scientifica Nature il 24 giugno 2026 pesa molto: non contesta un dettaglio marginale, ma alcuni passaggi usati da Redmond per sostenere di aver imboccato la strada giusta.

La sfida inizia nel 2025, quando Microsoft presentò Majorana 1 e parlò di un nuovo tipo di chip quantistico basato su stati fisici molto particolari, i modi di Majorana. L’idea, inseguita da anni da ricercatori e aziende, è costruire qubit più stabili rispetto ad altre soluzioni oggi più mature, riducendo uno dei problemi storici dei computer quantistici: la fragilità dell’informazione.

Un nuovo studio firmato da Henry F. Legg, fisico dell’Università di St Andrews, mette in dubbio la catena di prove fornita da Microsoft. Secondo l’analisi, i tecnici della società guidata da Satya Nadella avrebbero interpretato in modo troppo favorevole alcuni dati sperimentali e il software usato per elaborarli avrebbe nascosto regioni meno compatibili con la tesi della società. C’è poi anche un aspetto molto concreto, quasi sorprendente per un progetto di questo livello: presunti errori Python nella gestione e nella visualizzazione dei dati.