Nel grande display c’è un disegno a matita del Castello Estense, su un lato un cestino. Contiene alcune pere. E’ racchiuso in quella cornice il senso del vertice europeo che si è svolto ieri, al centro investimenti, soluzioni, ricette per risollevare un settore, quello della coltivazione delle pere. L’Emilia Romagna che diventa un laboratorio nazionale per il rilancio del comparto.
Via Caldirolo 84, si alza il sipario su Interpera 2026, congresso internazionale. In sala – cuffie, lo sguardo ai numeri, i grafici che scorrono – interlocutori provenienti da Francia, Belgio, Olanda, Portogallo, Spagna e Italia. L’Europa era lì per confrontarsi, cercare una strada. Un’impresa che porta la firma di Cso Italy, alla regia Areflh (Assemblea delle regioni europee frutticole, orticole e floricole), Unapera special partner. Al centro del tavolo Paolo Bruni, presidente di Cso Italy, davanti a lui nelle poltroncine Elisa Macchi, direttrice Cso. Al suo fianco Matteo Fornasini, assessore comunale all’agricoltura; Mauro Malaguti, parlamentare; Giuliano Donati, presidente Consorzio di tutela della pera dell’Emilia-Romagna Igp. Nel corso della mattina arrivano Alessio Mammi, assessore all’agricoltura della Regione, e Paolo De Castro, presidente di Nomisma. Il rilancio della pericoltura passa da un’alleanza, quella tra pubblico e privato. Da investimenti in innovazione e da una politica agricola europea capace di sostenere le imprese. È il messaggio lanciato dall’assessore Mammi. Che indica le priorità per il futuro del comparto. Tra queste, salvaguardare le produzioni investendo in tecnologie, frutteti resilienti, ricerca e innovazione. E qualità. Richiama una visione europea capace di accompagnare le filiere, sostenere gli investimenti e tutelare produzioni identitarie. Elisa Macchi accende i riflettori sul ridimensionamento produttivo nell’Unione Europea. Dieci anni 2,4 milioni di tonnellate, che nel 2025 scendono a 1,8 milioni. Superfici tagliate, clima folle, fitopatie tra le cause. Sono cambiati gli equilibri tra Paesi produttori. Fino al 2018 l’Italia aveva un peso rilevante nello scenario europeo. Dopo il 2018 il rafforzamento di Belgio e Paesi Bassi, la produzione italiana 2025 che si attesta intorno alle 293mila tonnellate, in calo del 27% rispetto all’anno precedente. Siamo così lontani dai livelli storici, quando la media nazionale superava le 700mila tonnellate, orgoglio tricolore. "Ma nonostante la diminuzione dell’offerta, l’export in Europa registra un calo contenuto".











