Mi pare evidente che il problema principale della nostra epoca sia l’infantilizzazione della società e delle stesse classi dirigenti, unita alla sempre maggiore diffusione di strumenti tecnologici di potenza smisurata. La somma di queste due tendenze produce il rischio di mettere armi nucleari tascabili in mano a bambini difficili, con seri problemi di controllo della rabbia. Non mi pare un rischio da poco.

Sostiene Bret Stephens, opinionista del New York Times: «In un’altra epoca, Trump avrebbe chinato il capo per la vergogna dopo la terza o quarta bancarotta e si sarebbe messo a fare il parrucchiere. E Musk si sarebbe preso una pausa dalla vita dopo la debacle del Doge e avrebbe trascorso un paio d’anni in un monastero in Bhutan. Ma nella nostra epoca, la gente trasforma la notorietà in celebrità e la celebrità in ricchezza, e così uno di quei due signori è l’uomo più potente della terra e l’altro è il più ricco». E subito dopo aggiunge: «Credo che questo non sia un commento su ciò che sono riusciti a fare passandola liscia, ma su ciò che la nostra cultura permette loro di fare passandola liscia». Una chiosa che potremmo prendere come un utile contrappeso rispetto a tanta retorica sulla superiorità della cultura d’impresa americana, che consente a tutti di fallire e ripartire senza problemi, ma non vorrei finire fuori tema. E il tema è il collegamento tra una cultura che consente tutto questo e le smisurate possibilità aperte dall’Intelligenza artificiale.