HomeViareggioCronaca"Mamma, io sto bene”. Strage di Viareggio, le condanne definitive dopo 17 anni di processi: “Ma nessuno di noi festeggia”Le parole di Daniela Rombi, presidente del Mondo che vorrei, e la replica alle accuse ricevute sull’organizzazione del concerto del 30: "La giustizia, sia pur parziale, è arrivata: altri reati sono andati in prescrizione".Mauro Moretti e un'immagine del giorno dopo la strageRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciViareggio, 26 giugno 2026 – Aveva cinquant’anni nel 2009 Daniela Rombi, in quell’estate che si è fatta un lungo inverno. Quando la notte del 29 giugno sua figlia Emanuela, che era rimasta a dormire a casa dell’amica Sara Orsi in via Ponchielli, la chiamò al telefono appena dopo la mezzanotte: “Mamma c’è stato un incendio, ma io sto bene, non ti preoccupare...“. Non stava bene, come Sara anche Emanuela venne travolta dall’esplosione innescata dal deragliamento del treno merci carico di Gpl. Lanciato sui binari senza un’adeguata manutenzione né controlli. Morirà dopo 42 giorni di ricovero. Come lei, 32 persone.
Daniela Rombi, presidente del Mondo che vorrei ha perso una figlia di 21 anni
Diciassette anni nell'attesa di giustizia
"Da allora sono passati diciassette anni, e quasi non mi ricordo cos’è successo in questo tempo. Perché – racconta Daniela, presidente dell’associazione “Il mondo che vorrei“ che riunisce i familiari delle vittime – la nostra vita, da allora, è scandita dall’attesa. Fra un’udienza e l’altra, ad aspettare giustizia". Quella su cui la Cassazione, ieri, ha messo un punto. Chiudendo la complessa vicenda giudiziaria, per uno dei peggiori disastri ferroviari nella storia del nostro Paese, con la conferma delle condanne agli undici imputati, fra ex dirigenti e tecnici coinvolti nella gestione e nella manutenzione del convoglio deragliato. "Siamo soddisfatti, ma per noi non c’è niente da festeggiare. Perché stasera mia figlia non tornerà a casa, perché nessuno dei nostri cari tornerà mai. E quello che ci resta – prosegue Rombi – è ricordare. Ed è quello che facciamo, ritrovandoci, con un corteo, o un concerto, perché è l’unica consolazione che abbiamo". Parole che arrivano a seguito delle dichiarazioni dell’avvocata dell’ex ad di Ferrovie Mauro Moretti, Ambra Giovene; e al termine di una giornata inaspettata e infinita.













