Ci sono voluti diciassette anni perché la strage di Viareggio trovasse il suo punto fermo nelle aule di giustizia. Con la decisione della Cassazione di giovedì 25 giugno 2026 – che aveva già accertato la responsabilità penale nel gennaio del 2024 – e l’ingresso in carcere di Mauro Moretti, si chiude uno dei processi più lunghi e complessi della storia giudiziaria italiana, consegnando alle famiglie delle 32 vittime quella verità giudiziaria che hanno inseguito per quasi due decenni.
Era la notte del 29 giugno 2009 quando un treno merci carico di Gpl deragliò poco prima della stazione. L’esplosione e il violentissimo incendio investirono le abitazioni affacciate sui binari, trasformando in pochi istanti un intero quartiere in un inferno di fuoco. Le fiamme non lasciarono scampo a 32 persone, tra cui tre bambini, e segnarono per sempre la città: oltre alle vittime e ai gravissimi danni materiali, quella tragedia ha lasciato ferite profonde nella comunità, rimaste aperte fino all’epilogo giudiziario. L’avvocato Gabriele Dalle Luche, legale di alcune parti civili costituite, nonché dell’Associazione dei familiari il Mondo che Vorrei Onlus, spiega perché anche il top manager è responsabile di quella tragedia.










