La persona come un mezzo

Viareggio, diciassette anni, un reato colposo: il sistema ignora la parte lesa nel processo e la ricompensa alla fine con una liturgia punitiva

Stefano Giordano

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La Cassazione ha scritto la parola fine sulla strage di Viareggio: Mauro Moretti, settantadue anni, ex ad di Ferrovie dello Stato e di Rete Ferroviaria Italiana, è stato condannato in via definitiva a cinque anni per disastro ferroviario colposo. Mentre scriviamo, si è già costituito in carcere. Per le famiglie delle trentadue persone morte il 29 giugno 2009 — quando un treno merci carico di GPL deragliò poco dopo la stazione e Via Ponchielli fu rasa al suolo — è un sollievo. Comprensibile, umano, sacrosanto. Ma non basta a chiamare questo esito giustizia. Perché quella giustizia, in realtà, il processo non l’ha mai saputa offrire davvero.