Il Consorzio nazionale apicoltori, nato nel 1979 tra le valli dell’Appennino bolognese, è oggi una realtà che fattura 23,5 milioni. Il presidente Baracani: "Prima parte di stagione buona".di Martino PancariCinque miliardi di api e oltre centomila alveari a presidio della biodiversità italiana. È un vero e proprio esercito silenzioso quello custodito dal Consorzio Nazionale Apicoltori, Conapi, la più grande cooperativa apistica d’Europa, conosciuta al grande pubblico attraverso il marchio Mielizia. Nata nel 1979 tra le valli dell’Appennino bolognese e ancora oggi saldamente radicata a Monterenzio, la cooperativa ha deciso di trasformare il proprio impegno ecologico e sociale in traguardi concreti e misurabili, presentando Il Nostro Volo verso la Sostenibilità, il suo primo bilancio di sostenibilità. Più che una semplice rendicontazione contabile, il documento si presenta come un manifesto programmatico per una filiera integrata e controllata.
I numeri del 2024-2025 fotografano una realtà in crescita: una produzione e lavorazione annua di circa tremila tonnellate di miele tra biologico e convenzionale, capace di generare un fatturato di 23,5 milioni di euro, segnando per quest’anno agricolo una crescita del 5,5% rispetto all’anno precedente. La vera solidità del consorzio, tuttavia, risiede nel suo modello cooperativo. Il cuore decisionale resta saldamente nelle mani di chi lavora sul campo: il consiglio di amministrazione è composto per il 91% da apicoltori, mentre la base sociale conta 238 conferitori esclusivi, impegnati a seguire regole rigorose e condivise di tracciabilità. Un equilibrio, quello della filiera, che deve costantemente misurarsi con le imprevedibili dinamiche climatiche e commerciali.








