La diserzione della truppa vannacciana a Montecitorio, dove Sergio Mattarella commemorava in modo impareggiabile gli ottant’anni dell’apertura dei lavori dell’Assemblea Costituente in un’Aula pavesata a festa, è stato il segno più clamoroso della estraneità di questa nuova formazione politica ai valori costituzionali e democratici. Uno sgarbo mai visto.
Le tolkeniane “radici che non gelano” sono in effetti riemerse nella forma inattesa del vannaccismo. La formazione dell’ex generale, Futuro nazionale, che curiosamente riprende due parole “finiane” – da Alleanza nazionale e da Futuro e libertà –, è il catalizzatore dell’umor nero che c’è nel Paese, come in tutta Europa. Una specie di Msi senza il doppiopetto, più ignorante e che probabilmente sarà meno longevo. Ma è il fatto nuovo di questi mesi, inutile far finta che non esista non parlandone.
Roberto Vannacci è un politico per caso, nel Msi sarebbe stato una terza fila ma le coincidenze lo hanno posto come riferimento per una vecchia-nuova destra dai tratti reazionari se non fascistoidi. L’abbraccio con Gianni Alemanno appena uscito dal carcere è ovviamente un colpo d’immagine: per Vannacci perché, dopo pistoleri e professioniste del trasformismo, arruola una persona famosa; e per Alemanno medesimo perché si va a accasare in una buona postazione per rifare politica.












