Prima gli italiani nel commercio di prossimità. È bufera nelle Marche dopo l’approvazione della proposta di legge a firma del presidente Francesco Acquaroli (FdI), passata in giunta e ora in attesa dell’esame in consiglio, su «disposizioni per la valorizzazione e la riqualificazione dei centri storici» con riferimento ai «luoghi del commercio di particolare interesse» e alle «attività economiche che concorrono alla salvaguardia delle caratteristiche storico-culturali dei luoghi».
Nel testo – proposto dal dipartimento Sviluppo economico della Regione – non si citano esplicitamente esclusioni di “negozi etnici” dalle piazze marchigiane ma alcuni passaggi della proposta e le dichiarazioni di chi sostiene l’iniziativa puntano in quella direzione. «Vogliamo aiutare i borghi a mantenere la propria identità come bandiera della nostra civiltà, della nostra cultura e della nostra storia – le parole del governatore meloniano Francesco Acquaroli – destinando queste aree alla commercializzazione dei prodotti tipici della nostra enogastronomia e dell’artigianato locale».
E a chi gli chiede da dove nasca questa esigenza, risponde che c’è bisogno di lavorare a un «recupero identitario» pensando «alla cucina italiana patrimonio Unesco e ai tanti piatti che rappresentano sicuramente un punto di riferimento per la cucina italiana. Noi siamo le Marche e vogliamo rivendicare e proteggere il patrimonio e i valori che ci contraddistinguono».







