Il presidente della Regione Acquaroli (FdI), vuole limitare le attività ammesse nei centri storici marchigiani per “aiutare i borghi a mantenere la propria identità, bandiera della nostra civiltà”. La capogruppo del Pd Marche, Valeria Mancinelli, attacca: “Solo propaganda”.

Niente kebab, falafel o salsa tzatziki nelle piazze marchigiane. La giunta regionale delle Marche, a guida Fratelli d'Italia, con una proposta di legge vuole imporre una stretta sulle attività commerciali ammesse nei centri storici del territorio con lo scopo di promuovere la vendita dei prodotti tipici e tutelare il patrimonio gastronomico locale. Il presidente della Regione, Francesco Acquaroli, parla di una scelta nata per "aiutare i borghi a mantenere la propria identità come bandiera della nostra civiltà" e, illustrando il testo alla stampa, ha spiegato che così si punta ad avere "meno kebab". Nel provvedimento, però, non è previsto lo stanziamento di fondi per aiutare i Comuni a rilanciare il commercio locale.

Proprio questo punto è al centro delle proteste delle opposizioni. Valeria Mancinelli, capogruppo del Partito democratico in consiglio regionale, spiega a Fanpage.it che la proposta di legge è "solo propaganda" attraverso cui "si inventano un nemico che non c'è, perché nei borghi marchigiani l'alimentari non chiude perché è soppiantato dal kebab, ma perché ha costi insostenibili". Le opposizioni vanno all'attacco ma il candidato del Partito democratico alle ultime elezioni regionali, Matteo Ricci, aveva approvato un provvedimento simile a Pesaro, quando era sindaco della città. Per Mancinelli, però, la legge varata da Ricci era "tutta un'altra cosa, prescriveva misure per il decoro pubblico".