Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiAnche i tortellini si convertono. Con buona pace di papa Alessandro III che li citò in una lettera (era un buongustaio) del 1169 e di Alessandro Tassoni che (nel 1622) nella Secchia Rapita, scrisse: «…l’oste che era guercio e bolognese/ imitando l’ombelico di Venere/ l’arte di fare il tortellino apprese». Ma i gusti si evolvono e arrivano i tortellini integrali e quelli per celiaci nel catalogo Fini, ultimo (per ora) capitolo di una storia nata negli anni venti quando Telesforo Fini aprì a fianco della sua salumeria (a Modena) un ristorante che per la cura del cibo divenne antesignano degli attuali locali pentastellati. Veronica Iannarella

In 6 anni il fatturato è cresciuto del 47%

Oggi il marchio Fini appartiene alla holding Carisma, di cui è presidente e azionista Giovanni Cagnoli, fondatore ed ex ceo di Bain & Company. Fattura 66 milioni di euro (il 15% dall’export in 35 paesi), i dipendenti sono 160, la sede è a Ravarino (Modena). Sta scalando le classifiche dell’industria alimentare: in 6 anni il fatturato è cresciuto del 47%. Ai tortellini tradizionali sono stati aggiunti ora quelli con farina integrale e quelli senza lattosio. «Si tratta di ricette autentiche», spiega Veronica Iannarella, responsabile marketing del gruppo, «create per chi preferisce una farina meno lavorata oppure per chi è intollerante al lattosio, ma noi vogliamo mettere tutti in grado di gustare i tortellini. Abbiamo realizzato un processo produttivo dedicato, in modo da coniugare la tradizione della pasta fresca emiliana con le esigenze alimentari moderne».