Pare che il Dio Thot, sceso in terra, sia oggi motivo più di guerre che di sapienza. Per rappresentare la divinità egizia gli antichi popoli dell’Egitto scelsero la forma dell’Ibis sacro: un tempo Thot era il Dio della scrittura e la magia, la matematica e la geometria, insomma, del sapere. Oggi però l’Ibis sacro, ormai scomparso dall’Egitto, è un uccello che soprattutto in Italia si sta trasformando in un problema serio e, un po’ come per i pavoni di Punta Marina a Ravenna, è destinato a dividere sempre di più cittadini e istituzioni. Da non confondere con il suo "cugino" iper protetto, l’ibis eremita (Geronticus eremita) dal colore nero, specie autoctona dell’Europa e del Medio Oriente oggi a rischio estinzione e di cui rimangono poche centinaia di esemplari tutelati da leggi e aiutati da vari progetti di conservazione, l’ibis sacro è invece una specie alloctona e invasiva. Questo uccello dal piumaggio bianco e la testa nera è originario dell’Africa subsahariana e fu introdotto in Europa in passato (e in Italia intorno agli anni Settanta) per motivi ornamentali: successivamente, trovando condizioni favorevoli, si è diffuso in vari Paesi e da noi si contano ormai oltre 10mila esemplari soprattutto al Nord, nella pianura padana, dal Veneto al Piemonte.
Minacce, accuse e una città divisa: a Novara va in scena la guerra dell'ibis sacro
La presenza sempre più importante degli uccelli, considerati specie esotica invasiva, divide il territorio dopo i primi tagli di alberi e abbattimenti legati a…








