Prima di lui, Nello Polese: socialista della prima Repubblica, già sindaco di Napoli, aplomb istituzionale che si traduceva in rarissime uscite pubbliche. Umberto De Gregorio, presidente Eav per oltre dieci anni (si insediò il 27 luglio 2015) l’esatto contrario: telefonino sempre acceso, messaggi whatsapp mai banali, attività social quasi da influencer. Un’interpretazione del ruolo che lo ha messo sotto i riflettori, facendolo diventare il protagonista, nel bene e nel male, dell’odissea dei trasporti in Campania, in particolare della Circumvesuviana, la regina delle ferrovie ma anche la più sgangherata.
Le luci La luce più nitida è quella dei conti. Nel quinquennio 2011-2016 Eav aveva bruciato 315 milioni in perdite, con un patrimonio netto di soli dieci milioni: un’azienda che aveva ereditato 750 milioni di debiti e nessun cantiere aperto. Poi il salvataggio di Stato, nel 2016, con immissione di soldi freschi. Alla fine del 2025 il patrimonio ha raggiunto i 170 milioni e la gestione degli ultimi nove anni si chiude con 110 milioni di utili. Tra il 2006 e il 2016 nessuna assunzione: dal 2018 al 2025 ne sono arrivate 1250. Gli 81 cantieri aperti all’ottobre 2025 certificano un’attività senza precedenti: oltre 3,3 miliardi il valore dei lavori in corso tra Flegree, Metropolitana, Circumvesuviana e suburbane. Anche le Linee Flegree hanno cambiato volto: la flotta Cumana-Circumflegrea conta oggi 29 treni rispetto ai 10 del 2016, con 16 nuovi ETR 500 prodotti tra il 2017 e il 2025. E poi la scelta di assumere i nuovi dirigenti pescandoli in Trenitalia: tra le più indovinate dell’intera gestione. Lebro (Acer Campania): «Nuovo sistema di prenotazioni per eliminare file e attese»Le ombre La Circumvesuviana è rimasta il nodo mai sciolto. Da anni è considerata tra le peggiori linee d’Italia. La cronaca del decennio è costellata di immagini diventate virali: pendolari a piedi sui binari a Pompei, Sorrento, Castellammare, famiglie con valigie che attraversano sterpaglie, turisti increduli con il telefono alzato, intenti a fare video e foto. Nel novembre 2022 ci furono due incidenti in dieci giorni: un tetto scoperchiato e un deragliamento a Pompei Santuario, con inchiesta della Procura di Torre Annunziata per pericolo di disastro ferroviario. Nel 2025 un altro deragliamento a Pioppaino. E poi gli scioperi e il rapporto travagliato con alcuni sindacati, con De Gregorio che rispondeva dai social con toni da campo di battaglia, arrivando a invocare pubblicamente «un armistizio», come se fosse una guerra. Fuori dal perimetro della Circumvesuviana, altre ombre: la Napoli–Benevento chiusa da circa cinque anni, coi due capoluoghi sono collegati solo attraverso i bus; il progetto Afragola–Volla, pensato per collegare l’Alta Velocità all’area vesuviana e sorrentina senza attraversare Napoli, fermo dal 2023. La governance Sul fronte della governance, il punto più controverso è stata la concentrazione di potere: per anni De Gregorio ha cumulato le cariche di presidente del cda, amministratore delegato e direttore generale, tre funzioni in una. E non è mancato l’episodio tragico: l’incidente della Funivia del Faito del 17 aprile 2025, nella quale persero la vita quattro persone. Un dolore che per De Gregorio fu anche privato. Il finale è beffardo. I nuovi treni Stadler ETR 300 sono fisicamente presenti nelle officine di Napoli. Uno è pronto, prontissimo. Ma non viene messo in servizio perché Ansfisa, l’agenzia sulla sicurezza ferroviaria, continua a chiedere certificazioni e documenti vari. Il via libera è atteso a giorni e, a questo punto, è lecito supporre che potrebbe coincidere proprio con l’uscita di scena di De Gregorio. Il quale ha passato dieci anni a fronteggiare critiche sulla Circumvesuviana e, con ogni probabilità, non vedrà sui binari nemmeno un convoglio nuovo. Ironia della sorte. O vendetta della storia.







