Non è mai troppo tardi. Dopo 7 mesi dall’investitura ufficiale a segretario regionale del Pd, Piero De Luca sforna la sua segreteria: la squadra che lo accompagnerà nella direzione del partito. Venti nomi, bilancino di ordinanza per dare un peso a ciascuna delle correnti, qualche scontento che non manca mai. E soprattutto un po’ di figure esterne per dare la spruzzata di civismo che richiama «le porte aperte» predicate da Elly Schlein. Sono Maurizio de Giovanni, lo scrittore che si occuperà di Cultura, l’ex procuratore generale Luigi Riello alla Giustizia, Anna Riccardi della fondazione “Famiglia di Maria” al Welfare.

È una segreteria con effetti collaterali. De Giovanni al momento è il presidente della fondazione “Premio Napoli”: «Ritengo che le due cose per me siano incompatibili - spiega - O fai una cosa o fai l’altra. Non esiste alcun conflitto di interessi. Ma lascio il Premio Napoli, ne parlerò col sindaco. È un incarico che non ha un compenso, credo di averlo fatto al meglio possibile, con un lavoro di fusione della lettura nelle scuole. A settembre scade il triennio. Non ho il tempo di fare entrambe le cose, avrei anche una attività che svolgo di scrittore». Una scelta che sorprende. «Teoricamente - spiega De Giovanni - al Premio Napoli fino a che non ti dimetti là rimani. Io mi dimetto prima, ci sono tante persone in gamba che possono farlo. Il ruolo nella segreteria regionale del Pd mi permette di agire secondo le mie idee. Non è un ruolo istituzionale. Io non farò mai politica, non mi presenterei mai alle elezioni, in nessun caso. Non sono iscritto al Pd, resto una voce critica esterna. Mi è stata chiesta una azione per la cultura. E spero attraverso questa organizzazione di fare qualcosa per la cultura regionale. Se Piero De Luca fosse stato presidente della Regione e mi avesse chiesto di fare l’assessore, avrei detto di no. Ma è diverso».