Requisitoria durissima della Procura di Milano sul cosiddetto “falso complotto Eni”, con richieste di pena elevate e toni severi nei confronti degli imputati. Secondo i pubblici ministeri Cristian Barilli e Giovanni Polizzi, si è di fronte a “uno dei più feroci attentati allo svolgimento della vita giudiziaria ed economica del nostro Paese”, un progetto criminale che avrebbe causato il “turbamento del regolare funzionamento” del maggiore gruppo industriale italiano.

Al termine di un’indagine durata nove anni — in cui si è innestato anche il filone sulla presunta Loggia Ungheria, con ripercussioni interne alla stessa magistratura milanese — l’accusa ha sollecitato 6 anni e 4 mesi di reclusione per Piero Amara, già legale esterno del colosso energetico, e per l’ex manager Vincenzo Armanna. Per entrambi le ipotesi di reato sono associazione per delinquere e calunnia ai danni dell’amministratore delegato Claudio Descalzi e dell’ex direttore del personale Claudio Granata, che insieme a Eni si sono costituiti parti civili.

Chiesti inoltre 4 anni di carcere per l’avvocato Michele Bianco, ex membro dell’ufficio legale interno, anch’egli imputato per associazione per delinquere, e 3 anni per l’imprenditore Francesco Mazzagatti, accusato di autoriciclaggio. Per gli altri imputati i pm hanno domandato l’assoluzione con formula piena, oppure il non doversi procedere per prescrizione. Tra le posizioni per cui è stata richiesta l’assoluzione figurano l’ex responsabile dell’ufficio legale Massimo Mantovani e l’ex numero due di Eni, Antonio Vella.