La toga milanese era stata condannata in primo e secondo grado per il caso Eni
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"Il fatto non sussiste", tutti assolti. Quando i pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro tennero chiuse in un cassetto le prove che dimostravano l'innocenza dei vertici dell'Eni, accusati dalla Procura di corruzione internazionale, non vennero meno ai loro doveri. Le condanna in primo e secondo grado a otto mesi di carcere inflitte a Brescia ai due pm milanesi per rifiuto d'atti d'ufficio vengono azzerate ieri sera dalla Cassazione. Non si sarà un altro processo d'appello, la vicenda si chiude qui. In caso di condanna definitiva, De Pasquale e Spadaro rischiavano la rimozione dalla magistratura. Invece il primo potrà restare tranquillamente, anche se da semplice pm e non più come procuratore aggiunto, in forza alla Procura di Milano per i quindici mesi che gli mancano la pensione. E Spadaro potrà continuare a rappresentare l'Italia in seno all'Eppo, la Procura europea che indaga sui reati contro l'Unione. Nonostante i fatti commessi siano accertati, e solo diversamente interpretati dalla sentenza emessa ieri dalla Sesta sezione penale della Cassazione.











