A nove anni dall’avvio delle indagini sul cosiddetto “falso complotto Eni”, la Procura di Milano ha chiesto pesanti condanne per alcuni dei principali imputati del processo che ruota attorno alle presunte manovre orchestrate contro i vertici del gruppo energetico e che, negli anni, ha avuto ripercussioni ben oltre i confini della vicenda societaria, arrivando a coinvolgere anche la magistratura milanese. Nella requisitoria pronunciata davanti al Tribunale di Milano, i pubblici ministeri Cristian Barilli e Giovanni Polizzi hanno definito la vicenda “uno dei più feroci attentati allo svolgimento della vita giudiziaria ed economica del nostro Paese”, sostenendo che avrebbe provocato un “turbamento del regolare funzionamento” di Eni, il principale gruppo energetico italiano.
Per l’ex legale esterno della società Piero Amara e per l’ex manager Vincenzo Armanna, accusati di associazione per delinquere e, per alcuni capi d’imputazione, anche di calunnia nei confronti dell’amministratore delegato Claudio Descalzi e dell’ex responsabile delle risorse umane Claudio Granata, la Procura ha chiesto una condanna a sei anni e quattro mesi di reclusione. Entrambi sono imputati nel procedimento che vede come parti civili anche Descalzi, Granata ed Eni. Richiesta di condanna anche per Michele Bianco, avvocato dell’ufficio legale interno del gruppo, per il quale i magistrati hanno sollecitato una pena di quattro anni di carcere.







