Ci vogliono 68 anni per analizzare il contenuto del cellulare di Vincenzo Armanna, l'ex manager poi licenziato di Eni e imputato con l'avvocato siciliano Piero Amara per rivelazione del segreto d'ufficio in merito a una tranche della vicenda dei verbali su una fantomatica loggia Ungheria.

E' la stima temporale scritta dall'ingegner Alberto Giorgio, perito nominato dal tribunale di Milano nel processo con al centro la consegna da parte di Amara ad Armanna di quei verbali. I quali, è l'ipotesi, sarebbero stati fotografati dal legale con una "microcamera" nell'immediatezza dell'interrogatorio da lui reso ai pm milanesi a più riprese tra il novembre 2019 e il gennaio 2020, nell'ambito del caso sul cosiddetto "falso complotto".

L'esperto del collegio giudicante, dopo che Armanna si è rifiutato di fornire le password di sblocco, per circa due mesi ha cercato di accedere al telefono a caccia di prove fotografiche e/o documentali: 8.268 tentativi di trovare la password alfanumerica con un software sofisticato senza alcun esito. Ed è per questo che la perizia è stata sospesa.

Oggi in aula si è anche tenuto l'esame di Amara, che ha ritirato in ballo la vicenda sulla presunta rete di cyber-spie di Equalize. Si ritorna un aula il prossimo 23 gennaio.