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Ultimo aggiornamento: 18:11
La Corte d’appello di Brescia presieduta ha confermato la condanna di primo grado a otto mesi per rifiuto d’ufficio nei confronti dei due pm di Milano Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro. Secondo l’accusa i due magistrati non hanno depositato atti favorevoli alle difese nel procedimento Eni-Nigeria.
I fatti contestati si sono verificati fra gennaio e marzo 2021. In particolare i magistrati sono accusati di sei episodi di omissione d’atti d’ufficio per non aver depositato alle difese Eni gli elementi raccolti dal pm Paolo Storari durante l’inchiesta parallela ‘Falso complotto Eni’ su un presunto maxi depistaggio ai danni dei magistrati che accusavano il colosso dell’energia, con al centro la figura dell’ex legale esterno della società, Piero Amara, che in passato ha patteggiato una condanna per corruzione in atti giudiziari ed è stato coinvolto nella vicenda della sedicente Loggia Ungheria.
Si tratta di tre documenti di 88 pagine, denominati ‘falsità Armanna’ ‘dal nome di Vincenzo Armanna, ex manager Eni, grande accusatore della società petrolifera sulla presunta mazzetta da un miliardo per aggiudicarsi il giacimento Opl 245 e poi ritrattatore. Prove che secondo Storari avrebbero dimostrato in maniera inconfutabile come Armanna fosse un calunniatore-depistatore che tenta di pagare testimoni e fornisce chat e numeri di telefono falsificati e delle quali avrebbe avvisato i colleghi con insistenza per due mesi a partire dal 18 gennaio 2021.









