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22 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 14:38
Assolta l’Eni, assolti 7 imputati. E’ la sentenza d’appello, pronunciata “perché il fatto non costituisce reato”, del processo ribattezzato “Petrolgate” sullo smaltimento dei reflui derivanti dalle estrazioni petrolifere in Val d’Agri, in Basilicata. L’inchiesta risale a dieci anni fa quando dall’inchiesta della Procura di Potenza si era arrivati al sequstro di due vasche di stoccaggio e un pozzo furono posti sotto sequestro, con il conseguente stop del Centro Olio Cova di Viggiano per quattro mesi. La vicenda ebbe risalto nazionale di primo piano con lo strascico politico dovuto alle dimissioni dell’allora ministra allo Sviluppo Economico Federica Guidi (governo Renzi) per il coinvolgimento dell’ex compagno, Gianluca Gemelli (la cui posizione fu poi archiviata).
La sentenza della Corte di Appello ha cancellato la condanna in primo grado, emessa nel marzo del 2021, per l’Eni al pagamento di una sanzione amministrativa da 700mila euro e alla confisca per equivalente, quale profitto del reato, di 44,2 milioni di euro, da cui sarebbero dovuti essere detratti i costi delle spese di adeguamento del Centro Olio (eseguiti dalla Compagnia nel 2016). Secondo l’accusa l’Eni avrebbe smaltito tonnellate di reflui derivanti dalle attività estrattive in Val d’Agri, in parte reiniettando sostanze pericolose attraverso il pozzo Costa Molina 2 e in parte trasportandoli tramite autobotte verso diversi impianti di smaltimento, in quest’ultimo caso risparmiando decine di milioni di euro all’anno attraverso l’utilizzo di un errato codice Cer (Catalogo europeo dei rifiuti).







