Dal numero 10 di Downing Street il messaggio va dritto alla sinistra europea. Il fallimento di Sir Keir Starmer non è un fallimento personale, forse lo è anche, ma non è importante. Piuttosto è il fallimento di un modello politico.

Due anni fa, il 5 luglio del 2024, il Labour vince le elezioni politiche nel Regno Unito con una maggioranza schiacciante. Infligge ai Conservatori la peggiore sconfitta della loro storia. Ottiene 412 seggi su 650, ha il pieno controllo della Camera dei Comuni. Potrebbe rivoltare il Regno Unito, ma fa esattamente il contrario di quello che chiede il suo elettorato. In due anni Starmer ha condotto una politica di mero galleggiamento, mantenendo in buona sostanza il quadro che aveva ereditato dai Conservatori. Rassicurare i mercati, non tassare i super ricchi, mantenendo una pressione fiscale pesantissima sui blue collars e sul ceto medio, in più in politica estera una totale insipienza rispetto alla tragedia di Gaza, sostanziale appiattimento sulle posizioni oltranziste filo Ucraina e antirusse, senza tenere conto che l’opinione pubblica di continuare a dare milioni di sterline a Zelensky non ne può più.

Sull’immigrazione infine Starmer ha inseguito l’estrema destra di Reform UK, in una fallimentare strategia che puntava ad arginarne l’avanzata, muovendosi sul suo stesso terreno. Insomma il fallimento di una sinistra che, dopo aver sconfitto la destra, non ha avuto la dose minima di coraggio necessaria per condurre un’azione di governo che guardasse a ciò che chiedevano i cittadini che l’avevano votata.