La carriera della meteora Keir Starmer si può riassumere in tre momenti. Nel 2019 il Partito laburista ha subito una sconfitta storica e Starmer è stato scelto per salvarlo. Nel 2024 sotto la sua guida il partito ha ottenuto una vittoria, anch’essa storica, con una maggioranza colossale di 174 seggi. Infine oggi, meno di due anni più tardi, Starmer si è dimesso dalla guida del Labour e dall’incarico di primo ministro, sconfessato dal suo stesso gruppo parlamentare.
Per comprendere questa vicenda bisogna considerare il peculiare contesto britannico. A dieci anni dalla Brexit, le conseguenze disastrose della decisione di uscire dall’Unione europea sono ancora difficili da superare. Nell’ultimo decennio il Regno Unito ha visto alternarsi sei capi del governo e presto ne avrà un settimo, nonostante il sistema elettorale sia stato ideato per favorire la stabilità.
Tuttavia sarebbe un errore ritenere queste vicende come un fenomeno puramente britannico. In questa crisi politica, infatti, emergono tratti comuni a diverse democrazie liberali. Senza dubbio Keir Starmer è più bravo da candidato che da primo ministro, un incarico in cui ha mostrato una totale mancanza di carisma e di progetti ambiziosi. Ma questo non basta a spiegare quello che è successo.











