La quarta via si è rivelata una strada senza uscita. Starmer lascia la guida del partito, non ancora quella del governo. La successione a Downing street dovrebbe avvenire dopo l’estate, quando Andy Burnham può essere eletto capo del Labour.
Per gli standard della politica britannica si tratta di un periodo piuttosto lungo, dovuto a una procedura che prevede il coinvolgimento sia dei parlamentari sia degli affiliati e degli iscritti. Si tratta di un metodo che negli ultimi anni è stato messo in questione per via degli orientamenti contrapposti tra le diverse parti del corpo elettorale che possono emergere dal voto: una situazione che produce sia delegittimazione del leader sia disaffezione dei militanti (che stavolta potrebbero essere delusi da una soluzione che non si presenti come chiaramente discontinua rispetto a Starmer).
Proprio l’esperienza della precedente competizione per la leadership costituisce un precedente negativo. L’attuale primo ministro, infatti, si era candidato alla guida del partito su una piattaforma molto più a sinistra rispetto a quella che ha portato avanti una volta al governo. Questo voltafaccia (non il primo, e neppure l’ultimo) ha dato un contributo significativo alla crisi di credibilità cui i Laburisti sono andati incontro, che li ha visti perdere consenso, in modo sempre più marcato negli ultimi mesi, in seguito all’emersione di un’alternativa a sinistra rappresentata dai Verdi guidati da Zack Polanski.










