“Mi chiamo Loai Iqtifan e sono uno studente beneficiario di una borsa di studio per la quale sono stato selezionato nell’ottobre dello scorso anno per proseguire i miei studi presso l’Università di Ferrara in Italia. Fin dall’inizio non mi è stato richiesto alcun certificato di lingua italiana. L’unico requisito era una conferma via e-mail in cui mi veniva chiesto se fossi disposto a studiare in italiano, e ho confermato chiaramente la mia piena disponibilità e volontà a farlo”. Quella di Loai non è una vicenda individuale. Nella strettoia burocratica più ampia, dentro la quale rischiano di restare intrappolati decine di studenti gazawi già selezionati per studiare in Italia. Secondo quanto riportato dal quotidiano Domani, sarebbero almeno 60 gli studenti bloccati dalla richiesta della certificazione di lingua italiana B2, un requisito che non sarebbe stato applicato ai 230 studenti già accolti in precedenza negli atenei italiani.

La borsa, l’attesa, poi lo stop

Loai racconta di essere “rimasto scioccato” quando ha saputo che il suo nome non era stato incluso nella lista di evacuazione per una ragione legata alla lingua. “Non sono stato a conoscenza in alcun momento che un certificato di lingua fosse una condizione per l’evacuazione. Pensavo che avrei iniziato a studiare la lingua italiana una volta arrivato all’università in Italia”. Il punto, per lui e per gli altri studenti rimasti a Gaza, è anche temporale. Alcuni ragazzi partiti attraverso lo stesso canale sono già arrivati in Italia senza possedere una certificazione di italiano al momento della partenza e stanno studiando la lingua dopo l’arrivo. “Se tale requisito non esisteva al momento della mia assegnazione della borsa, perché viene applicato retroattivamente?”, chiede Loai.