“Ho studiato anche a lume di candela, anche in strada, pur di affrontare la selezione”. E’ una delle testimonianze raccolte tra gli studenti universitari bloccati nella striscia di Gaza. Studenti come Saja, 20 anni, che vuole studiare Scienze del turismo, o Mahmoud, 22 anni, selezionato per un master in Data Science. La borsa di studio per fare l’università in Italia, che hanno vinto, è la loro chance di vita, speranza di futuro. Per ora drammaticamente negata. A tre mesi dal suo avvio il progetto Iupals promosso dalla Conferenza dei rettori (Crui) senza corridoi umanitari per farli arrivare in Italia rischia di fallire.

La denuncia arriva da una rete di associazioni (“Fiori nei cannoni”, Gaza students beyond borders) e volontarie come Serena Autiero, ricercatrice: “Chiediamo corridoi umanitari per garantire il diritto allo studio, da quando abbiamo conosciuto questi ragazzi ad oggi la situazione per loro è peggiorata, sono deperiti, non c’è tempo. Si sono aggrappati alla speranza di poter riprendere gli studi e tornare a credere nel futuro, ma se non ottengono i visti necessari e la possibilità di raggiungere materialmente l’Italia, sarà stato tutto inutile”.

Al progetto hanno aderito 35 università italiane tra cui, in Emilia, Parma e Modena-Reggio. Il bando di quest’ultima è appena scaduto, una trentina le candidature per un posto, raccontano le volontarie che da settimane si affannano a compilare moduli e a dare voce a questa emergenza umanitaria. Il bando, per dire, richiede il passaporto, “ma per gli studenti che vivono a Gaza sotto assedio è impossibile da avere così come è impossibile raggiungere gli uffici competenti per richiedere i visti di studio, anche per i residenti in Cisgiordania”.