La direttiva è la stessa che ha già salvato 230 ragazzi, ma da giugno la prassi è cambiata: senza un livello B2 di lingua le evacuazioni sono ferme. Tra interrogazioni a sorpresa su WhatsApp e improbabili corsi estivi online senza elettricità, la denuncia a Fanpage.it: “I nostri sogni sospesi per un certificato impossibile da ottenere”

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Essere uno studente a Gaza, oggi, significa cercare di non farsi ammazzare mentre si prova a disincagliare il proprio futuro dalle macerie. Lo spiega a Fanpage.it Ali (nome di fantasia per tutelarne l’identità), uno dei vincitori delle borse di studio messe a disposizione dalle università italiane. “Essere uno studente a Gaza, oggi, significa cercare di portare avanti la propria istruzione nonostante tutte le difficili condizioni e l'instabilità. Significa studiare in mezzo alla paura e all'incertezza, pur continuando ad aggrapparsi al proprio sogno di imparare e di costruire un futuro migliore. L'istruzione per noi non è solo un obiettivo, ma una forma di resilienza e di speranza”.

Ma la speranza per Ali si sta affievolendo ogni giorno di più da quell’ormai lontanissimo 3 ottobre 2025, giorno in cui ha saputo di essere stato accettato dall’Università di Sassari con una borsa di studio in piena regola. “Da quel giorno fino ad oggi, sono rimasto in attesa senza sapere più niente. Ma sono stato contattato diverse volte dal Consolato Italiano a Gerusalemme, che continua a farmi sempre le stesse domande chiedendo di parlare solo in italiano”, prosegue il giovane di 21 anni.