“Vi prego non rimandate. Fate le cose che vi sentite di fare. La vita delle volte ci stravolge i piani e non ci dà la possibilità di scegliere”. Oggi quelle parole, pubblicate sui social da Mirko Moriconi, ucciso insieme alla madre a Camaiore, risuonano come una tragica premonizione. L’ipotesi che Piero Moriconi, padre e marito delle vittime, possa aver agito perché non accettava l’omosessualità del figlio, è al vaglio. Certo è che alcuni vicini parlano di un clima in famiglia teso.

Nei suoi profili emerge il ritratto di un ragazzo sensibile e tormentato, che raccontava apertamente le proprie fragilità e il dolore accumulato negli anni. “La vita è stata dura con te, ma non ti sei mai arreso“, scriveva parlando di sé stesso. E ancora: “Forse è questo il senso del mio vivere. Forse dal dolore potrò guarire e scrivere canzoni”. Grande appassionato di musica, Mirko sognava di trasformare quella passione in una professione. Alla fine del 2020 aveva inciso il brano rap “Camice bianco”, dedicato a medici, infermieri e volontari impegnati durante la pandemia. Lo scorso marzo aveva anche lanciato una raccolta fondi online per finanziare il suo primo singolo ufficiale. Un progetto nel quale credeva profondamente e che sperava di realizzare nonostante le difficoltà economiche.