di

Rinaldo Frignani

Secondo l'ufficiale, già capo di Stato maggiore dell'Aeronautica, «l’esecutivo va informato di ogni operazione in partenza da una base sul nostro territorio. Solo se è in ambito Nato non serve l’ok specifico. E nei casi più delicati quello del Parlamento»

«Il principio fondamentale che regola l’utilizzo americano delle basi in Italia è che tutto ciò che ha una copertura Nato non ha bisogno di autorizzazioni particolari. Ma quello che sta fuori da questo perimetro invece sì. E così non si sbaglia mai, perché è scritto negli accordi che vengono aggiornati ormai da quasi 80 anni». È chiara la visione della situazione attuale del generale Leonardo Tricarico, già capo di Stato maggiore dell’Aeronautica dal 2004 al 2006, alla fine degli anni Novanta vice comandante della forza multinazionale impiegata nel conflitto nei Balcani.

Generale, ma ci sono stati casi in cui gli Usa non hanno rispettato questi accordi?«Che mi ricordi, e per mia conoscenza, c’è stato il caso dell’incidente della funivia del Cermis nel 1998 (20 morti, ndr), quando quattro marines decollati dalla base di Aviano dichiararono proditoriamente un piano di volo della Nato che non era quello che invece hanno poi seguito. L’altra situazione clamorosa è stata quella di Sigonella, con l’arrivo totalmente inaspettato nell’oscurità della Delta Force americana atterrata per prelevare i terroristi dell’Achille Lauro (1985). E infine ricordo il caso di Abu Omar (2003) con l’autorizzazione “estorta” dagli americani al governo dell’epoca, forse con elementi dei servizi segreti italiani oltre che di quelli Usa, per deportare — come si dice oggi — un cittadino egiziano dall’Italia in Egitto, passando sempre per Aviano».