Solo operazioni "logistiche" o di "rifornimento". È la clausola principale che regola l'utilizzo delle basi Usa in Italia, dove le infrastrutture militari americane sono costituite da aeroporti, torri radar o porti mentre sono tredicimila, tra reclute e ufficiali, gli statunitensi di stanza nel nostro Paese.

Secondo i protocolli, di conseguenza, nel caso in cui gli Stati Uniti intendano invece utilizzare una loro postazione come trampolino di lancio per scopi bellici - come gli attacchi a Teheran - servirebbe l'ok del governo italiano o un passaggio in Parlamento.

Non a caso lo scorso marzo sotto i riflettori finì lo scalo militare di Sigonella in Sicilia, dopo che l'Italia aveva negato agli Stati Uniti l'uso della base, in quanto quei voli diretti in Medio Oriente - il cui piano non era stato comunicato in tempo - non erano 'normali' o 'logistici' e dunque non erano compresi nei trattati.

Gli accordi bilaterali hanno quindi procedure ben precise. In sintesi, per un tacito via libera serve che i velivoli non decollino dalla base in Italia per condurre azioni offensive in teatri di guerra. Dunque se il bombardiere dello scorso marzo fosse decollato da Sigonella senza essere armato, non sarebbe stato necessario affidarsi a un'autorizzazione delle autorità italiane, perché in tal caso si tratterebbe di un utilizzo logistico della base.