Difesa 26 giugno 2026 Dopo le parole del segretario generale della NATO, si è riacceso il dibattito sull’uso delle basi in cui si fa sempre confusione per via dei numerosi accordi in vigore ANSA Negli ultimi giorni hanno fatto discutere le dichiarazioni del segretario generale della NATO Mark Rutte sull’utilizzo delle basi statunitensi in Italia durante l’operazione militare in Iran. Lo scorso 23 giugno, in un’intervista a Fox News, Rutte ha affermato che circa «500 velivoli statunitensi» erano decollati dalle basi statunitensi in Italia per sostenere l’operazione “Epic Fury”, condotta dagli Stati Uniti tra il 28 febbraio e il 7 aprile. Queste frasi hanno suscitato un’accesa polemica politica in Italia, con i partiti di opposizione che hanno chiesto al governo Meloni di fare chiarezza sulle frasi di Rutte. Nelle scorse settimane, infatti, il governo italiano, tramite in particolare il ministro della Difesa Guido Crosetto, aveva smentito l’uso delle basi italiane per la partenza di velivoli statunitensi con l’obiettivo di attaccare l’Iran.

Subito dopo le affermazioni di Rutte, la NATO ha precisato che il segretario si riferiva a missioni di supporto tecnico e logistico, non a operazioni di combattimento. Anche il ministero della Difesa italiano ha ribadito che «sono state autorizzate esclusivamente attività di natura tecnica e logistica, non cinetiche», aggiungendo che quando sono state presentate richieste che andavano oltre questo ambito «l’Italia non ha concesso l’autorizzazione».