Se le intenzioni erano buone, le conseguenze non lo sono state: alla vigilia dell’incontro con Donald Trump alla Casa Bianca, il Segretario Generale della Nato Mark Rutte ha scelto Fox News per ribaltare la narrazione degli alleati europei reticenti a sostenere l’operazione americana ‘Epic Fury’ in Iran. Rutte ha rivelato che Roma avrebbe permesso ad aerei statunitensi di decollare dalle basi Nato in Italia in direzione del Golfo, evitando di ostentarlo pubblicamente per ragioni di politica interna. Il risultato è stato l’opposto di quello sperato. “Se si guarda all’Italia, 500 aerei statunitensi sono decollati dalle basi americane sul territorio italiano per supportare Epic Fury” ha dichiarato Rutte, aggiungendo: “È un numero enorme”. Le sue parole, pronunciate per placare le critiche di Trump agli alleati e in un momento che lo vede accanirsi particolarmente con l’Italia, hanno invece aperto un nuovo fronte e attirato su Roma le accuse di Teheran. Nel complesso, il Segretario Generale della Nato ha stimato “tra le 4mila e le 5mila missioni di volo” partite da basi europee a sostegno dell’intervento armato, citando anche la Romania, che avrebbe “ridotto il traffico civile per consentire alle forze statunitensi di utilizzare i propri aeroporti come infrastrutture di rifornimento in volo”. A meno di due settimane dal vertice dei 32 leader dell’Alleanza ad Ankara, le parole di Rutte – pensate per ricucire lo strappo transatlantico – hanno invece coinvolto Roma in un cortocircuito inatteso.
La Nato, le basi europee e l’Italia | ISPI
Le parole di Mark Rutte creano un cortocircuito diplomatico che coinvolge Roma e alimenta le domande sul futuro dell’Alleanza.










