Csil World OutlookLe analisi e le previsioni di Csil per il commercio internazionale di mobili. Rallenta la crescita, ma l’Italia resta il quarto esportatore mondialedi Giovanna Mancini25 giugno 2026Avanti piano, ma comunque avanti. O, quantomeno, la guerra in Medio Oriente, le politiche protezionistiche statunitensi e i tanti conflitti e le tensioni geopolitiche globali non fermeranno il mercato mondiale di mobili.Domande di approfondimento generate da 24Ore AIPrevisioni 2026 e 2027Le previsioni Csil (Centro studi industria leggera) stimano infatti per il 2026 un rallentamento della crescita, sia a livello globale, sia per quanto riguarda le economie emergentie e quelle avanzate, causato soprattutto dagli effetti della guerra in iran, ma le attese sono comunque di una crescita (in termini reali) del 3,1% complessiva, che sale al 3,9% per il primo gruppo di Paesi e dell’1,8% per il secondo gruppo. Per quanto riguarda il 2027, la crescita è prevista, rispettivamente, nell’ordine del 3,2%, 1,7% e 4,2%.L’Italia mantiene salda la quarta posizione tra i principali Paesi esportatori mondiali - sebbene la Cina abbia livelli totalmente fuori scala - alle spalle di Vietnam e Polonia, ma davanti alla Germania. Per quanto riguarda i Paesi importatori, al primo posto restano gli Stati Uniti, seguiti da Germania, Regno Unito, Francia e Olanda.L’impatto dei dazi statunitensiNel 2025, spiegano gli analisti di Csil, la politica commerciale globale è stata caratterizzata «da una crescente incertezza dovuta al mutare delle politiche tariffarie, alle tensioni geopolitiche e all’evoluzione delle relazioni commerciali tra le principali economie. Le imprese hanno dovuto affrontare difficoltà nella pianificazione degli investimenti e nella gestione delle catene di approvvigionamento a causa dell’imprevedibilità dei cambiamenti normativi e del rischio di nuove barriere commerciali».L’impatto delle tariffe è stato tuttavia inferiore a quanto inizialmente previsto. Famiglie e imprese hanno anticipato consumi e investimenti in previsione di dazi più elevati, fornendo un temporaneo impulso all’attività economica globale nella prima parte dell’anno. I flussi commerciali si sono in parte riorientati verso Paesi terzi.