Il vertice bilaterale tra Italia e Francia che si terrà oggi ad Antibes segna la ripresa di un appuntamento interrotto per sei anni. Nato da un’intesa fra Mitterrand, Spadolini e Pertini all’inizio degli anni Ottanta, l’incontro annuale aveva contribuito a strutturare il rapporto bilaterale, permettendo di superare momenti di stallo (come nel 2006) o di fare il punto sulle posizioni comuni nel contesto internazionale. Il vertice di Napoli del 2020 aveva già rilanciato la collaborazione dopo la crisi del 2018-2019, una ripresa poi sancita nel 2021 dalla firma del Trattato del Quirinale. Questo accordo, che replica il modello creato tra Francia e Germania nel 1963, ha segnato progressi notevoli a livello bilaterale. Tuttavia, mentre i ministeri continuavano a dialogare tra Roma e Parigi, l’organizzazione di un incontro governativo italo-francese tardava ad arrivare, vittima sia della crisi ucraina sia della mancanza di volontà politica. Dalle elezioni del 2022 in poi, l’ascesa al potere della destra in Italia ha modificato la percezione del rapporto bilaterale. Per Parigi, la maggioranza guidata da Giorgia Meloni è apparsa in larga misura come l’anteprima di un possibile accesso al potere di un’“unione delle destre” trainata prima da Marine Le Pen e poi da Jordan Bardella, uno scenario temuto da alcuni e auspicato da altri. Si tratta di un’interpretazione azzardata, che tralascia di considerare la storia della destra italiana da Berlusconi in poi e riproduce la superficialità di quelle analisi che, a Parigi come in altre capitali europee, vedono l’Italia come un “laboratorio” del proprio futuro politico.D’altro canto, la destra italiana al potere ha portato avanti concetti nazionalisti che hanno come corollario un sentimento di rivalità nei confronti della Francia, eredità storica che risale alla fine dell’Ottocento. Quello che spesso viene rappresentato come una rivalità personale tra Meloni e Macron cela in realtà asimmetrie ideologiche: da un lato, la Francia vede nella destra italiana un motore dell’estremismo; dall’altro, l’Italia reagisce con un riflesso nazionalista, percependo la Francia come inevitabilmente prepotente.Queste due narrazioni, però, non reggono a un esame più attento. La lettura francese dell’evoluzione della destra italiana non resiste a uno studio serio dello sviluppo del quadro istituzionale e politico italiano nel secondo dopoguerra. Allo stesso modo, la percezione italiana di una Francia prepotente ignora le dinamiche interne francesi, dove il potere deve destreggiarsi tra finanze pubbliche sotto pressione e un contesto politico instabile, che spinge i francesi stessi a una maggiore prudenza. Fortunatamente, entrambi i paesi riescono a esprimere, in ambito europeo, solide convergenze, alimentate a livello bilaterale dal lavoro di approfondimento interministeriale sviluppato nell’ambito del Trattato del Quirinale. L’intesa oggettiva è poi spinta dall’evoluzione del contesto internazionale. La guerra in Ucraina ha visto Roma e Parigi sostenere Kyiv senza esitazioni. Anche il deterioramento dei rapporti transatlantici ha creato una traiettoria comune, seppur con tempi diversi: nel 2017, Macron aveva tentato di ammansire Donald Trump con inviti alla parata militare del 14 luglio e a una cena al ristorante “Le Jules Verne”, sulla Torre Eiffel, una strategia “ratatouille” che non aveva impedito al presidente degli Stati Uniti di maltrattare la Francia in più occasioni. Giorgia Meloni ha provato a fare lo stesso, con alcuni anni di ritardo, ottenendo lo stesso risultato, in un contesto reso ancora più complesso dalla guerra in Iran.Tutto questo è ormai assodato e rimanda entrambi i paesi alla necessità di sostenere l’Unione europea come unica istituzione virtuosa. I cicli elettorali faranno sì che le spinte nazionaliste riemergano periodicamente, se non per lunghi periodi. Resta però una consapevolezza: solo una via europea condivisa può permettere il mantenimento, se non il progresso, del compromesso socialdemocratico, fungendo al tempo stesso da piattaforma per la tutela degli interessi nazionali in un contesto internazionale sempre più difficile.L’incontro di Antibes rappresenta quindi una prova di questa via europea, contraddittoria ma necessaria, tra la spinta di agende nazionali (quando non nazionaliste) e la consapevolezza della necessità di tutelare e far avanzare l’integrazione europea. Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron hanno comunque scelto di sottolineare l’importanza della cooperazione con la visita agli stabilimenti all’avanguardia di Thales Alenia Space a Cannes, impresa spaziale italo-francese di rilevanza strategica. L’altissimo livello di integrazione scientifica, tecnologica e industriale tra Italia e Francia rappresenta un contributo fondamentale per proiettarci nel futuro, anche nel nome della sovranità europea: il modo migliore per lasciarsi alle spalle le guerriglie partitiche.
Ad Antibes torna l’asse Roma-Parigi. L’intesa europea necessaria
Il vertice bilaterale tra Meloni e Macron segnala una ripresa della cooperazione tra i due paesi che, al di là delle tensioni politiche reciproche, trova nell'Ue la sua unica via condivisa














