Il vertice Italia-Francia riavvia incontri tra Meloni e Macron, ma le relazioni bilaterali restano delicate per nazionalismi e diverse percezioni politiche, spiega Jean-Pierre Darnis dell'Università della Costa Azzurra, alla vigilia del summit di Antibes. Possibili "importanti sviluppi" nella difesa.
Con il vertice bilaterale Italia-Francia che si terrà domani ad Antibes, in Costa Azzurra, si riavvia una tradizione di incontri bilaterali tra il capo di Stato francese e il capo del governo italiano che dura dal 1982, dopo una "lunga" pausa, in corso dal 2021, anno della firma del Trattato del Quirinale. Lunga pausa dettata anche dalla delicatezza del rapporto tra, da una parte, Giorgia Meloni e Fratelli d'Italia, eredi del "nazionalismo" italiano, che dalla fine dell'Ottocento è contrassegnato da un vivace antagonismo verso i cugini d'Oltralpe, e, dall'altra, i centristi di Emmanuel Macron, che tendono a guardare Meloni come una "estremista" arrivata al potere in Europa, accostandola quasi inconsciamente a Marine Le Pen e applicando così alla realtà una chiave di lettura interna che trascura le tante differenze che esistono tra il nazionalismo italiano e quello transalpino, storicamente antagonisti. Questo "retroterra culturale", su entrambi i versanti delle Alpi Marittime, rende delicata da gestire la relazione franco-italiana con le presenti leadership e moltiplica il rischio di incomprensioni. A dirlo all'Adnkronos è Jean-Pierre Darnis, professore di Relazioni franco-italiane all'Université Côte d’Azur, associate fellow della Fondation pour la Recherche Stratégique di Levallois-Perret, nell'Ile de France, e docente all'Università Luiss di Roma.










