<p>Alla fine del 2025 alcuni colleghi statunitensi proposero di inserire il progetto americano Pax Silica, ai tempi abbozzato da Jacob Helberg (Dipartimento di Stato), nel nostro programma di scenaristica strategica creato nel 2013, «Deglobalizzazione conflittuale e riglobalizzazione selettiva», sostenendo che fosse una conferma ed evoluzione del programma stesso.

Cioè una tendenza probabile verso un conflitto tra America e Cina per la superiorità tecnologica dove la prima aveva bisogno di costruire un'ampia alleanza internazionale per produrre un ciclo sotto suo controllo di minerali critici, sistemi esclusivi di intelligenza artificiale e robotica nonché energetici. </p><p>I miei dubbi iniziali sulla fattibilità di tale Pax (nella traduzione che significa monopolio della violenza via impero e non pace) a causa della crisi di fiducia degli alleati nei confronti della conduzione Trump si ridussero nella primavera del 2026, quando annotai i primi segnali di convergenza delle nazioni del G7 più altre democrazie e nazioni compatibili, nonché l'annuncio di un Pax Silica Fund con dotazione inziale di 250 milioni di dollari, ma con garanzie statali collaborative che gli davano un potenziale di decine di miliardi. </p><p>Inoltre raccolsi dati dalla burocrazia imperiale statunitense, sia democratica sia repubblicana (tradizionale e non Maga) che la Pax Silica sarebbe continuata oltre e nonostante Trump, forse con nome diverso e integrando altri progetti settoriali di superiorità.