L’Italia potrebbe aderire a breve a Pax Silica, l’iniziativa americana che punta a mettere in sicurezza le filiere dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie strategiche. Il dossier è stato rallentato dalle recenti tensioni tra Giorgia Meloni e Donald Trump, ma il suo valore va ben oltre le polemiche tra leader

L’ingresso dell’Italia in Pax Silica potrebbe essere vicino, molto vicino. Roma ha esitato per mesi prima di aderire all’iniziativa con cui gli Stati Uniti intendono mettere al sicuro — sottinteso poco citato: dalla Cina — la catena del valore dei minerali critici che servono per l’intelligenza artificiale e per altre tecnologie avanzate. Ma adesso potrebbe essere arrivato il momento, anche perché tale ingresso — fortemente sponsorizzato dal Dipartimento di Stato e dal Consiglio di Sicurezza Nazionale — potrebbe rappresentare uno degli elementi utili a distendere le pieghe della relazione tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente americano Donald Trump.

Sarebbe però un errore leggere il dossier esclusivamente attraverso la lente delle tensioni emerse negli ultimi giorni – d’altronde, come sostengo diversi osservatori americani, le dispute passano e gli interessi restano. E l’adesione italiana a Pax Silica e il memorandum d’intesa sui minerali critici che Roma e Washington preparano da mesi rispondono a una logica più profonda, legata alla ridefinizione delle filiere industriali e tecnologiche occidentali. Una dinamica che precede lo scontro politico e che probabilmente continuerà anche dopo.