Di Andy Burnham e di quel che intende fare in economia si sa tantissimo. Ma solo nelle linee generali, e poco nei dettagli (che fanno la sostanza). Quel che si sa ha messo paura ai mercati, ovvero agli operatori della finanza che vedono di cattivo occhio alcune delle sue possibili mosse, come un allargamento dell’indebitamento per realizzare infrastrutture pubbliche o interventi di rinazionalizzazione di imprese strategiche. È quello che nel Regno Unito già da tempo i commentatori chiamano Manchesterism, l’approccio che ha caratterizzato la sua leadership nella metropoli del Nordovest della Gran Bretagna. La città che oltre a essere la base di United e City, la patria dei Bee Gees, degli Smiths, dei Joy Division e degli Oasis, è stata anche la capitale della Rivoluzione Industriale dell’Ottocento, raccontata così bene da Friedrich Engels nel suo saggio del 1845, La situazione della classe operaia in Inghilterra.
Proprio in queste ore l’ex sindaco della città metropolitana di Manchester (che però è nato a Liverpool 56 anni fa) sta preparando il suo programma politico ed economico. I segnali sono inequivocabilmente di cautela e prudenza: non c’è aria di provvedimenti veramente radicali, anche se qualcosa di spettacolare dovrà giocoforza arrivare. Se non altro per marcare la distanza dal buonsenso piatto e noioso del suo predecessore Keir Starmer.












