Andy Burnham? Sì, grazie. La sua riforma dei finanziamenti locali «potrebbe cambiare le nostre vite». Non ha usato giri di parole Bev Craig, prima cittadina di Manchester, per appoggiare il progetto del nuovo premier britannico di affidare ai sindaci delle grandi città una quota dell’imposta sul reddito. D’altra parte, forse, è giusto che sia così. È legittimo aspettarsi un po’ di entusiasmo da una donna — laburista, quarantuno anni, gay molto determinata nel rivendicare le proprie scelte, largamente vittoriosa nelle recenti elezioni suppletive sul candidato di Reform UK, il partito nazional-populista di Nigel Farage — appena eletta proprio nell’incarico che è stato il trampolino di lancio a Downing Street del successore dello sfiatato Keir Starmer. «Accetterò — ha detto — la sfida che ci viene offerta per migliorare le nostre regioni».

In termini di «devolution» le intenzioni di Andy Burnham sono abbastanza chiare, anche se gli economisti conservatori sostengono che contengono molte dosi di incertezza. Non bisogna dimenticare però che nel Regno Unito arriva nelle casse delle amministrazioni locali solo il 5,8 % della somma totale che lo Stato ottiene dalle imposte rispetto al 20,4%, per esempio, della Francia. Il trasferimento dei poteri dal centro alla periferia è uno dei punti prioritari di un primo ministro convinto della necessità che «i cittadini prendano il controllo di cose che riguardano la vita di tutti i giorni».