Le università telematiche non rappresentano più soltanto una modalità alternativa di fruizione della didattica, ma una risposta sempre più rilevante ai cambiamenti del lavoro, alla domanda di aggiornamento continuo delle competenze e alla necessità di rendere l’istruzione universitaria più accessibile. È quanto emerge dal primo Rapporto Censis-United sulla didattica digitale, realizzato su quasi 4 mila laureati delle sette università telematiche associate. L’immagine che emerge dalla ricerca è quella di un sistema che sta contribuendo ad allargare la platea di chi può accedere agli studi universitari, raggiungendo categorie di studenti che spesso incontrano maggiori ostacoli nei percorsi accademici tradizionali – lavoratori, genitori, adulti che riprendono gli studi dopo anni, ma anche giovani alla ricerca di percorsi più flessibili. La didattica digitale si conferma uno strumento capace di adattarsi alle esigenze di una società in continua trasformazione.
L’impatto sociale della didattica online
Il dato più significativo riguarda proprio l’impatto sociale delle università telematiche. Il 45,1 per cento dei laureati intervistati dichiara infatti che, senza la possibilità di frequentare un’università telematica, con ogni probabilità non avrebbe conseguito la laurea. Una percentuale che cresce tra gli studenti provenienti da percorsi tecnici e professionali, tra chi ha alle spalle contesti familiari meno istruiti e tra coloro che provengono da famiglie con condizioni economiche più fragili. La formazione digitale si rivela quindi un importante strumento di mobilità sociale. A beneficiarne sono soprattutto le persone che devono conciliare studio, lavoro e responsabilità familiari. Oltre la metà dei laureati con figli afferma di essere riuscita a conseguire il titolo proprio grazie alla flessibilità garantita dalla didattica online, che consente di organizzare i tempi di apprendimento in modo personalizzato.










