Il libro di Paolo Miccoli sugli atenei "liquidi": così arriva la risposta a una domanda insoddisfatta di formazione
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Il volume di Paolo Miccoli dal titolo "Il sapere è un diritto. La rivoluzione delle università telematiche" (edito da Solferino) affronta uno dei temi più discussi e controversi del sistema universitario contemporaneo: il ruolo degli atenei telematici nella trasformazione dell'istruzione superiore italiana. L'obiettivo dichiarato è superare i pregiudizi che spesso accompagnano questo mondo e sviluppare una riflessione a largo raggio sul futuro della formazione e sulla necessità di aumentare il capitale umano del Paese.Punto di partenza dell'analisi è una constatazione difficilmente contestabile: l'Italia presenta da anni un grave ritardo rispetto agli altri Paesi europei per numero di laureati e per capacità di valorizzare l'istruzione superiore come strumento di crescita economica e civile. Questo è particolarmente grave dato che l'università non è solo un luogo di acquisizione di competenze professionali, ma rappresenta un'infrastruttura fondamentale per lo sviluppo della società, capace di incidere sulla produttività e sulla mobilità sociale.Proprio muovendo da qui Miccoli elabora la propria tesi centrale: se il sistema universitario tradizionale non riesce a garantire un accesso davvero ampio alla formazione avanzata, le università telematiche rappresentano una risposta efficace e innovativa a un problema reale, permettendo di studiare e laurearsi anche a chi senza gli atenei online non potrebbe farlo. Il loro successo va letto allora non come una minaccia all'università tradizionale, ma come il segnale dell'esistenza di una domanda formativa rimasta a lungo insoddisfatta: soprattutto proveniente da lavoratori, giovani mamme, studenti residenti in aree periferiche o persone prive delle risorse economiche necessarie per affrontare un percorso universitario fuori sede.Uno degli aspetti più interessanti del volume è la scelta di spostare il dibattito dal piano ideologico, segnato da un'avversione di principio verso tutto ciò che è privato, a quello dei fatti e dei dati. Le università telematiche sono spesso accusate di offrire titoli più facili, rappresentando una scorciatoia rispetto agli atenei in presenza. Il libro mostra invece come questa lettura sia infondata e come la modalità di erogazione della didattica non coincida automaticamente con una minore qualità della formazione. L'insegnamento a distanza non deve essere necessariamente associato ad assenza di rigore, poiché in verità rappresenta un diverso modello didattico e organizzativo, basato su strumenti digitali, tutoraggio e flessibilità.In queste pagine Miccoli, che fu anche presidente dell'Anvur (l'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca), non è certo tenero nei riguardi del modello universitario tradizionale. A più riprese egli mette in evidenza come l'università italiana, pur formalmente aperta a tutti, continui a essere condizionata da fattori sociali, economici e geografici. Il costo della vita fuori sede, le differenze territoriali e l'origine familiare incidono ancora fortemente sulle possibilità di accesso e completamento degli studi. In questo quadro generale, la formazione online è capace di ridurre alcune barriere materiali che limitano le opportunità di tanti.









