Dopo un anno, cinque mesi e 24 giorni, Gianni Alemanno è di nuovo un uomo libero, dopo essere uscito dal carcere romano di Rebibbia dove era rinchiuso dal 31 dicembre del 2025 per il reato di traffico d'influenze illecite e abuso d'ufficio, nell'ambito dell'inchiesta Mondo di mezzo. Ad attenderlo, un centinaio di persone: cori, abbracci. Qualche tassista suonava il clacson. C’erano molti suoi ex compagni di strada (“camerati”, come qualcuno ama ancora farsi chiamare) militati del Fronte della gioventù, di Indipendenza (movimento fondato dallo stesso Alemanno) e di Futuro nazionale.Assente, invece, il grande atteso: Roberto Vannacci. Ma i due, come ha spiegato ai giornalisti lo stesso Alemanno, si vedranno questa sera a cena per mettere a punto i prossimi passi dell’impegno politico dell’ex sindaco di Roma al fianco del generale. "Il mio impegno in politica è quello di cambiare realmente e profondamente le cose - ha detto Alemanno -. Per questo ho fatto scelte controcorrente, fuori dagli schemi, perché così le cose non possono andare ha aggiunto Alemanno, questa burocrazia statale non è all'altezza della situazione e quella del carcere è la testimonianza peggiore che si può vedere. Questo impegno lo farò con Vannacci perché è la persona che rompe gli schemi e che apre una prospettiva diversa”.Ma non ci sarà alcuna candidatura tra le fila di Futuro nazionale. “Voglio portare la mia esperienza, la mia capacità di fare analisi politica e di dare prospettive - ha chiarito -. Non ho nessuna pretesa, nessuna speranza strana. Non voglio candidarmi a sindaco o a nulla, ho già dato”. "In Italia c'è disagio sociale, identitario. Noi dobbiamo unire la destra sociale al sovranismo identitario, dobbiamo costruire un sovranismo sociale”.La svolta vannacciana di Alemanno ha portato anche alla rottura con suoi tre storici compagni di strada che non hanno condiviso l’avvicinamento al generale - Marcello Taglialatela, Fabio Granata, Luigia Passero - invitati a non presentarsi ai cancelli di Rebibbia. Ma la svolta vannacciana non implica, per l’ex sindaco di Roma, una rottura con Meloni. Ma anzi, l’invito alla premier è quello di aprire “un grande dibattito nella destra”. Da cui non si sente tradito: “Sono venute tantissime persone del centrodestra a trovarmi in carcere, a cominciare da La Russa, da Storace, Mantovano, quindi dal punto di vista dell'amicizia non sento di aver subito tradimenti - ha spiegato -. Quello che sento però è un problema politico. In Italia bisogna cambiare tutto, non c'è niente da conservare. Se Giorgia Meloni si impegna a fare questi cambiamenti faccia una telefonata a Vannacci e si vedrà cosa si può fare. Altrimenti con l'arroganza e con la prepotenza sarà sempre respinta perché non si va da nessuna parte".Destra ma non solo. Da quando è entrato in carcere, Alemanno ha portato avanti una battaglia quotidiana sulle condizioni (e i diritti) dei detenuti. "Scriverò al ministro Nordio e cercherò di avere un incontro al Dap. C’è il 140% di sovraffollamento, stanotte ha fatto un caldo allucinante come in tutta Europa, però lì non c'è nessuna possibilità di difendersi. Questa situazione fa parte di uno Stato che non funziona, di un sistema che non funziona e che bisogna profondamente cambiare”. "Ho rivisto e ho conosciuto una realtà terribile che è una vergogna per la nostra Repubblica - ha raccontato -. In questo carcere la Repubblica italiana perde la faccia per come tratta la gente, ma soprattutto perché non dà a chi se lo merita una possibilità di uscire a testa alta, di rifarsi una vita".