| 24 Giugno 2026 11:02 |

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(Adnkronos) – Basso contenuto di proteine, consumo di vegetali e pesce, e piccole quantità di un amminoacido comunemente presente in uova, carne e latticini. Sono queste le basi dello schema alimentare della nuova ‘dieta della longevità’, messa a punto da un team internazionale di ricercatori guidati da Valter Longo, scienziato italiano in forze alla University of Southern California (Usc) Leonard Davis School of Gerontology.

Gli esperti l’hanno testata sui topi e hanno dimostrato che è in grado di aumentare la durata della vita in salute e di ridurre la fragilità e la massa grassa. I risultati sono illustrati in uno studio pubblicato sulla rivista ‘Cell Metabolism’. Il team ha collaborato anche con colleghi dell’University of Toronto, in Canada, e dell’Harvard University negli Stati Uniti per analizzare i dati esistenti sulla dieta e la salute di oltre 200mila persone. Il team ha riscontrato vantaggi simili a quelli derivanti da una dieta più incentrata sui vegetali, tra cui una minore incidenza di obesità e diabete di tipo 2.

Secondo Longo, i dati combinati da modelli animali ed esseri umani indicano che i migliori risultati in termini di salute si possono ottenere seguendo una ‘dieta della longevità’ prevalentemente vegana o vegetariana, ma con l’aggiunta di pesce. Questo regime alimentare di ispirazione mediterranea fornisce una piccola ma sufficiente quantità di metionina e di altri aminoacidi essenziali. Longo ha studiato a fondo la relazione tra alimentazione, salute e longevità. Gran parte del suo lavoro si è concentrato proprio sulla dieta mediterranea, povera di proteine e ricca di vegetali, un alimento base delle popolazioni longeve dell’Europa meridionale. Ma sebbene questi gruppi abbiano una delle aspettative di vita più elevate al mondo, presentano anche alti tassi di fragilità. Poiché gli alimenti di origine vegetale contengono quantità inferiori di aminoacidi essenziali rispetto ai prodotti di origine animale, Longo ha sviluppato quindi una dieta della longevità integrata con una piccola quantità di metionina, per testarne gli effetti sul rischio di fragilità. In altre parole, quella proposta è una sorta di dieta mediterranea ‘modificata’ e gli autori dello studio l’hanno sperimentata alimentando gruppi di topi di 20 mesi con 4 diete diverse: una dieta standard, una dieta occidentale ricca di grassi e zuccheri, una dieta chetogenica a basso contenuto di carboidrati, oppure la dieta della longevità a basso contenuto proteico integrata con metionina (Ldmm). I topi che hanno seguito la Ldmm hanno mostrato risultati significativamente migliori, tra cui una maggiore durata della vita in buona salute, una riduzione della massa grassa e una minore fragilità.