Ci sono spettacoli che parlano di un tema. E poi ci sono spettacoli che usano un tema per parlare di qualcosa di molto più profondo. A prima vista, Insieme, lo spettacolo che debutterà in una nuova versione al Campania Teatro Festival 2026 il 28 giugno presso il Teatro Mercadante di Napoli sembra appartenere alla prima categoria. C’è la disabilità, c’è una madre che ha consacrato la propria esistenza a un figlio fragile, c’è una figlia che torna dopo anni di assenza per reclamare uno spazio che non ha mai sentito davvero suo. C’è una famiglia attraversata da ferite, silenzi, gelosie e dipendenze affettive. Eppure, basta ascoltare il suo autore, regista e interprete, Fabio Marra per pochi minuti per capire che la questione non è mai stata la disabilità. O almeno non soltanto quella. La domanda che attraversa tutta la sua opera è un’altra, molto più scomoda e universale: che cosa significa appartenere? Qual è il nostro posto dentro una famiglia, dentro una comunità, dentro il mondo? E cosa accade quando quel posto ci viene negato, sottratto o semplicemente non riusciamo a trovarlo? Forse è anche per questo che Insieme continua a viaggiare da oltre dieci anni attraversando confini, lingue e culture. Nato in Francia come Ensemble, tradotto in quattordici lingue, adattato per il cinema e la televisione, rappresentato dalla Spagna alla Corea del Sud, dalla Germania alla Grecia, lo spettacolo ha ottenuto candidature ai Premi Molière e ai Premios Max, conquistando pubblici apparentemente lontanissimi tra loro. Eppure, come racconta Fabio Marra in questa intervista esclusiva per Virgilio Notizie, ogni volta accade qualcosa di sorprendente: gli spettatori ridono negli stessi momenti, si commuovono negli stessi silenzi, reagiscono alle stesse fratture emotive. Come se sotto le differenze culturali esistesse un terreno comune che riguarda tutti. La famiglia. Il bisogno di essere amati. La paura di essere lasciati fuori. Del resto, Fabio Marra ha costruito tutta la sua carriera raccontando chi resta ai margini. I dimenticati, gli esclusi, coloro che non corrispondono all’immagine rassicurante della normalità. Non per ideologia o per militanza, ma per una sorta di necessità interiore. Da bambino, racconta, non sopportava le ingiustizie. Da adulto ha trasformato quella stessa inquietudine in materia teatrale. Nato a Napoli nel 1984, partito per Parigi poco più che ventenne, Fabio Marra appartiene a quella categoria di artisti che hanno dovuto allontanarsi per trovare la propria voce. In Francia ha scoperto un modo diverso di intendere il teatro, il lavoro dell’attore e il valore stesso della creazione artistica. Ha fondato una compagnia, scritto testi, costruito un percorso raro per un autore italiano contemporaneo. Per molti anni è stato più conosciuto all’estero che nel proprio Paese. E forse anche questa condizione di uomo sospeso tra due appartenenze ha alimentato il suo sguardo. Quando gli si chiede se oggi si senta più italiano o francese, la sua risposta contiene probabilmente la chiave di tutta la sua poetica: «Quando si lascia davvero un luogo, a un certo punto non si appartiene più completamente a nessun luogo». È una frase che potrebbe pronunciare uno dei suoi personaggi. Perché nelle opere di Fabio Marra nessuno è mai completamente dentro o completamente fuori. Nessuno è davvero vittima o colpevole. Nessuno coincide con la prima impressione che suscita. Anche in Insieme accade questo. Lo spettatore entra in sala convinto di sapere chi abbia ragione e chi abbia torto. Poi, lentamente, ogni certezza si incrina. I giudizi si spostano. Le simpatie cambiano. Le posizioni si ribaltano. È il meccanismo che Marra ama di più: costringere il pubblico ad abbandonare le proprie categorie rassicuranti. Forse perché lui stesso continua a diffidare delle definizioni semplici. Diffida della normalità, delle etichette, delle identità troppo rigide. Persino quando parla di sé sembra sottrarsi a qualunque classificazione. Attore, regista, autore: i ruoli si sovrappongono fino a diventare inseparabili. E dietro ogni risposta si avverte la stessa convinzione che anima il suo teatro: gli esseri umani sono più complessi di qualsiasi giudizio. È anche per questo che la lunga storia di Insieme assume oggi un valore particolare. Dopo aver attraversato l’Europa e il mondo, dopo centinaia di repliche e innumerevoli adattamenti, il testo arriva finalmente nella lingua in cui, in fondo, era nato. Debutta a Napoli, al Teatro Mercadante, la città da cui Fabio Marra era partito vent’anni fa inseguendo un sogno che sembrava lontanissimo. Non è un ritorno trionfale. Somiglia piuttosto a una chiusura del cerchio. O forse, come accade nelle sue storie migliori, all’inizio di una nuova domanda.