Limonov spiegò a tutti "di non essere un intellettuale ma un proletario"
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I premi letterari e i convegni non fanno bene agli scrittori. I pulmini e i minivan non fanno bene né ai premi letterari, né ai convegni, né agli scrittori. Gli italiani se ne stanno accorgendo a causa dello Strega. Emmanuel Carrère se ne è accorto prima, seguendo l'urticante percorso di Éduard Limonov (1943-2020). Ecco, infatti, cosa racconta in Limonov (in Italia per i tipi di Adelphi dal 2014). Il poliedrico intellettuale russo, nella fase in cui era considerato uno scrittore alla moda, venne invitato a un convegno in Ungheria. In compagnia di un'infilata di intellettuali di livello che difficilmente noi riusciremmo, in Penisola, a rinchiudere in un nove posti con hostess e autista. C'erano il polacco Czeslaw Milosz, la Nobel Nadine Gordimer, il francese Jean Echenoz...
Limonov prese tutto piuttosto male: "C'era il solito campionario di giacche di tweed, occhiali a mezzaluna, permanenti azzurrine, pettegolezzi editoriali: non molto diverso da una delegazione dell'Unione degli scrittori in gita a Sochi". Abbastanza per scatenare Limonov. Spiegò a tutti "di non essere un intellettuale ma un proletario". E proprio per questo che "poiché era stato operaio disprezzava gli operai, e poiché era stato povero, e lo era ancora, disprezzava i poveri e non dava loro mai neanche un centesimo". Abbastanza perché nessuno si sognasse più di chiedergli intervenire, questo prima ancora del bel pugno in faccia dato a uno scrittore inglese che non gli sembrava abbastanza rispettoso dell'Unione Sovietica. Poi ci pensa il pulmino del transfer a mettere tutto a posto: "A un semaforo rosso un camion militare affianca il pulmino, all'interno del quale si diffonde un brusio di deliziato spavento: L'Armata Rossa! L'Armata Rossa!... tutti i membri di quella comitiva di intellettuali borghesi sono come i bambini al teatro dei burattini quando vedono uscire da dietro le quinte il lupo cattivo. Eduard chiude gli occhi con un sorriso soddisfatto. Il suo paese sa ancora fare paura a quegli occidentali senza palle: tutto a posto".













