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14 maggio 2026

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Dopo il diversamente entusiasmante libro-intervista con Romano Prodi, «Il dovere della speranza», Massimo Giannini pare abbia avvertito, più che il dovere, la comodità della speranza nell’usato sicuro della banalità del male editoriale: Meloni, Trump, la destra, Mussolini, il fascismo, l’illiberalismo, il peccato originale berlusconiano.

Così è arrivato «La sciamana», titolo che denuncia più che altro la fatica e il ritardo dell’officina: Jake Angeli, Capitol Hill, corna, rito tribale, democrazia «profanata». Tutto molto inizio 2021, tutto già visto, tutto adatto al tour tra le platee del conformismo librario e le confraternite televisive dell’allarme immaginario permanente.