C’è un momento, nella vita di una comunità, in cui il tempo sembra richiudersi su se stesso, come un cerchio che finalmente combacia. È accaduto a Pontremoli, in questi giorni, quando alcune famiglie emigrate in Sudamerica, alla metà del secolo scorso, sono tornate nella terra dei loro nonni, dei loro bisnonni, sulla traccia di quelle storie che avevano attraversato l’oceano dentro valigie leggere e cuori pesanti. Sono arrivate con un’emozione che si leggeva negli occhi prima ancora che nelle parole: la sensazione di rientrare in un luogo mai vissuto, eppure profondamente proprio. Storie che continuano a camminare, a viaggiare, a cercare la strada di casa anche quando chi le ha custodite non c’è più. Come quella di Rina Pedretti, donna forte e generosa, che appartiene alla categoria rara delle vite che diventano ponti. Prima di spegnersi, a 92 anni, Rina ha lasciato ai suoi nipoti un desiderio semplice e immenso: tornare a Pontremoli, tornare dove tutto era cominciato.
E così, grazie alle risorse che lei stessa ha messo da parte, cinquanta discendenti delle famiglie Pedretti e Piagneri - partite negli anni Cinquanta verso l’America e il Brasile - hanno attraversato l’oceano per ritrovare le loro radici. Sono arrivati in gruppo, come una grande famiglia che torna a casa dopo un viaggio troppo lungo. Alcuni non erano mai stati in Italia, altri conoscevano Pontremoli solo attraverso i racconti dei nonni, le fotografie ingiallite, le lettere spedite con nostalgia e speranza. Hanno camminato tra le frazioni di Cargalla, Piagna, Molinello e Toplecca, cercando i nomi sulle porte, i profili delle case, i muretti che forse i loro antenati avevano toccato. Hanno incontrato i parenti rimasti, scambiato abbracci che sapevano di tempo ritrovato, ascoltato storie che nessun oceano era riuscito a cancellare. La vicesindaca Clara Cavellini, racconta l’emozione di quei momenti: "È stato un onore poter dare il mio piccolo contributo a questo ritorno. In quelle persone ho visto i sacrifici di chi partì e il coraggio di chi rimase, custode delle nostre valli e sostenuto, spesso, proprio dalle rimesse degli emigrati".











