È una macchina narrativo-immaginativa non omologata, ecco cos’è Gual. Una feroce tenerezza, il nuovo libro di Roberto Farina (Milieu Edizioni, pp. 271, euro 18). È un volume non classificabile con precisione, come nei suoi precedenti – Flavio Costantini. L’anarchia molto cordialmente, I dolori del giovane Paz, Io per Bruno Brancher non ho mai pagato, Giandante X e la raccolta di racconti Fuochi – la scrittura è travolgente, una costruzione fatta di indizi e frammenti, scovati in anni di ricerche, che alla fine ci restituiscono la vita dell’artista Mirko Gualerzi (1936-2004), detto Gual.

La tela notata per caso passando in un mercatino rionale dell’usato, che accende la miccia narrativa, ricorda i vagabondaggi dei flâneur surrealisti o la deriva psicogeografica situazionista. André Breton cercava sé stesso lungo i boulevard parigini, inseguendo la «bellezza convulsa», quella che si manifesta improvvisa, per mezzo di rapidissime accensioni, finché incontrò Nadja.

È PROPRIO COSÌ che Farina costruisce il suo romanzo, tra messa in discussione dei meccanismi del mondo dell’arte e incontri fortuiti, tra coincidenze e arte come autodisciplina politica di intervento nel reale. La forza dell’immaginazione. Qualcuno ricorderà la passeggiata in un marché aux puces di Erik Satie e Man Ray, raccontata da Ornella Volta in Quaderni di un mammifero. Il vecchio ed eccentrico musicista acquista e regala al giovane fotografo dadaista il ferro da stiro che diventerà – con una decina di chiodi incollati alla base – Cadeau, una delle più celebri opere delle avanguardie storiche. Invece l’olio su tela acquistato dall’autore – che è anche l’io narratore – al mercato dell’usato è Il giocatore di disco, del 1972 (nel libro viene riprodotto in seconda di copertina), un atleta dal sorriso ambiguo, sospeso tra gioco e morte, tra antico e moderno, ricorda vagamente i corpi tormentati di Francis Bacon, ma su differenze a analogie con il più noto artista inglese è giusto rimandare a un approfondito capitolo del libro. Il dipinto ipnotizza Farina, che capisce che quel quadro è una sorta di testimone che deve passare metaforicamente nella staffetta della vita, è una fiaccola. La ricerca si trasforma in un attraversamento.