Un processo senza telecamere per scelta (irrituale) dei giudici. Pochi taccuini in aula. E un silenzio della politica (anche di opposizione) imbarazzante. Il naufragio di Steccato di Cutro del 26 febbraio 2023, costato la vita a 94 migranti e a un numero imprecisato di dispersi, non fa più notizia. Da qui la scelta di portare la più grande strage di migranti degli ultimi anni alla ribalta dell’Europarlamento.
Sono partiti in decine dalla Calabria, ma non solo, verso Bruxelles per consegnare la loro testimonianza di attivisti che non si rassegnano, ospiti del deputato Mimmo Lucano (The Left). Il sindaco di Riace è l’unico politico calabrese a metterci la faccia alla ricerca (affannosa) di verità e giustizia. «Da quella maledetta notte ho sempre vivo il ricordo della spiaggia di Steccato» racconta Lucano al manifesto. «Molte delle vittime e dei dispersi provenivano dall’Afghanistan. E afghani sono molti dei migranti che vivono oggi a Riace. Così come arrivavano dal lontano oriente i raccoglitori di fragole di Amendolara arsi vivi nel loro pulmino e vittime di schiavismo nei campi».
I sopravvissuti e i familiari di vittime e dispersi hanno accolto l’invito di Lucano e sono giunti anche loro in Belgio. La carovana di migranti e familiari chiede di vincolare le istituzioni «di fronte alle tragedie di mare e di terra, a procedure certe, degne e trasparenti». In particolare su «identificazione», «supporto psicologico ai familiari», «presenza nelle diverse fasi dell’iter processuale», fino a «sepolture e rimpatrio dei corpi». Reclamano un protocollo per l’identificazione e il rispetto del diritto inalienabile dei familiari a conoscere la sorte dei loro cari. Le famiglie hanno implorato le istituzioni di non far calare il silenzio sulla strage e di rispettare le promesse (ormai disattese) che la premier Giorgia Meloni fece loro nelle settimane successive al naufragio.«È difficile vivere senza giustizia. Ci fa più male di tutto la sensazione che vi siate dimenticati di noi».










