Arriva in aula il capitano di vascello Gianluca D’Agostino. E nel processo per il naufragio di Steccato di Cutro del 26 febbraio 2023, costato la vita a 94 migranti e a un numero imprecisato di dispersi, si torna a parlare del “livello politico” delle responsabilità. Una sua mail inviata il 27 giugno 2022 a tutte le capitanerie locali era stata messa agli atti. Non era una comunicazione che potesse passare sotto silenzio anche per il ruolo che allora D’Agostino rivestiva: capo centro operativo nazionale della Guardia costiera. Una missiva in cui viene fatto esplicito riferimento al “livello politico” nella gestione degli eventi migratori.

In quel momento la ministra dell’Interno è Luciana Lamorgese, affiancata dal leghista Nicola Molteni come vice. Quella notte del 2023 l’intervento fu esclusivo della guardia di finanza, in cerca di “criminali” via mare, le navi inaffondabili della Guardia Costiera rimaste in porto. L’allora capo centro comunicava alle sedi periferiche delle capitanerie che «a seguito di tavoli tecnici interministeriali, sono state impartite dal livello politico alcune disposizioni tattiche per gli assetti della guardia di finanza che, di fatto, in parte impongono alcune riflessioni sul nostro modus operandi». La vicenda fece balzare nuovamente alla ribalta le cosiddette “regole di ingaggio” a cui aveva fatto riferimento anche l’ex comandante della Capitaneria di Crotone, Vittorio Aloi. «O c’è la dichiarazione di Sar (cioè di pericolo imminente) o i mezzi della guardia costiera non devono uscire».