Grazie dei fior, cantano chef, bartender, pasticceri e gelatieri perché petali, corolle e boccioli da semplici ornamenti sono stati promossi a ingredienti fondamentali per dare alle preparazioni una marcia in più. “Per anni il fiore è stato usato quasi solo come elemento estetico - conferma Antonio Romano, executive chef del ristorante Nove, 1 Stella Michelin, di Villa della Pergola di Alassio i cui giardini sono stati riconosciuti Il Parco più bello d’Italia e sono Partner Garden della Royal Horticultural Society - una presenza finale sul piatto. Oggi è cambiato lo sguardo sulla parte vegetale in cucina, c’è una maggiore attenzione alla stagionalità e al gusto, più che all’effetto visivo. Anche quando il fiore entra nel piatto, lo fa per una ragione precisa: portare una nota amara, fresca o aromatica che completi l’equilibrio”.

E le note che un fiore può apportare a una preparazione sono innumerevoli basti pensare che esistono oltre cinquanta varietà di fiori eduli, fra i più comuni quelli di zucca, la viola del pensiero, il nasturzio, la calendula, la borragine e i petali di rosa. E se detta così può sembrare facile inserire i fiori nelle pietanze, una volta deciso il gusto, per scegliere quelli giusti in realtà ci sono delle regole ferree da seguire, per evitare di finire avvelenati. Prima di tutto bisogna acquistarli nel reparto ortofrutta della Gdo o da fruttivendoli specializzati e devono riportare la dicitura “eduli” o “commestibili” evitando quelli provenienti da fiorai, vivai o raccolti nei giardini: questi, infatti, sono trattati con pesticidi, concimi e altre sostanze chimiche tossiche. Un’altra cosa da non fare assolutamente è improvvisarsi forager perché, per un occhio non esperto, è facilissimo scambiare un’infiorescenza commestibile con il suo gemello tossico.